SIlvia Scarpellini

La tecnica dello sbalzo

 

La Tecnica

 

 

 

 

La tecnica che consente di realizzare questo tipo di opere si compone di due fattori: uno è strettamente legato alla manualità dell'artista e l'altro è un complesso processo mentale di elaborazione dei dati visivi.

Per quanto riguarda l'abilità tattile dell'artista, vi è una soggettività spesso frutto di esperienze maturate modellando, inizialmente, materie che consentano di togliere, aggiungere, plasmare o correggere comunque la superficie di lavoro. Affinando questa tecnica con l'utilizzo di qualsiasi materiale, come plastilina, pasta di sale, creta, ecc., si può razionalmente indurre la mente a raggiungere un raffinato ed automatico livello progettuale, che consenta di non avere ripensamenti. Quando ogni gesto diventa definitivo e tende alla perfezione, si può cambiare materiale di lavoro e passare alla scultura della pietra e simili, dove i ripensamenti sono solo d'ordine "devo rimediare ad un errore di asportazione eccessiva di materia o di rottura della stessa".

Lavorare su lastre di metallo, con la tecnica della sbalzo, per realizzare "bassorilievi" è un processo non necessariamente evolutivo dal precedente e si colloca alla stessa stregua della scultura su pietra e marmo, ma segue un percorso procedurale completamente diverso e, per alcuni aspetti, direi opposto. Infatti nella scultura si asporta materiale per far emergere l'immagine, mentre nello sbalzo si fa emergere l'immagine dalla superficie della lastra, spingendola fuori dal retro. 

Per realizzare un’opera a sbalzo, l’ immagine da riprodurre deve essere sezionata in infiniti piani, paralleli alla lastra da lavorare e sui quali vengono inizialmente fissati i punti fondamentali di ciò che si vuole riprodurre, iniziando generalmente da ciò che dovrà sporgere di più. Questi punti aiutano a capire su quali piani devono essere collocati anche tutti gli altri punti, per poi unirli tra loro plasmando le distanze. Con questa tecnica, in pochi millimetri di sbalzo devono essere condensati centimetri, alle volte metri o addirittura chilometri di distanze, tra il punto più vicino all'osservatore ed il più lontano, come avviene in alcune rappresentazioni molto panoramiche.

Se prendiamo in esame l’opera accanto, “Il timone del Deva”, rispettivamente al timone, che non essendo frontale risulta posizionato in prospettiva, tra  il punto che fuoriesce di più e quello più lontano del timone stesso, c’è una differenza di “sbalzo” che non è direttamente proporzionale alla differenza tra il punto più lontano del timone ed il punto più lontano dello sfondo.

È da tenere presenta il fatto che lavorando la lastra da dietro, tutto è invertito sia il lato destro con il sinistro, che la disposizione dei piani i quali risultano più compressi tra loro verso  il luogo più lontano.

Per realizzare uno sbalzo si deve infatti effettuare un continuo confronto tra il  retro e il davanti, per valutare se i punti sono sui piani giusti. Non è possibile realizzare un’opera completa e perfetta lavorando da dietro senza mai voltare la lastra, perché ogni gesto, ma soprattutto ogni piccolo particolare realizzato sul retro, deve essere  osservato  nel complesso del’opera .

La nostra mente non può concepire  il mondo visto “da dietro”, neppure dopo molta pratica.

Possiamo abituarci a vedere (immaginare o rappresentare) il mondo capovolto, cioè sottosopra e anche speculare (come ribaltare una diapositiva), ma non riusciremo mai ad immaginare e tantomeno rappresentare senza commettere errori di valutazione , il punto di vista opposto a noi, inteso come interno dello sbalzo.

È come guardare il calco del nostro volto, ossia la cosa che conosciamo meglio di qualunque altra: eppure la nostra mente stenta a riconoscersi in quell’immagine.

  

Comunque, ciò che conferisse  al lavoro definitivo notevole senso prospettico, non è soltanto una fuga di linee come avviene in una fotografia (che è a due dimensioni), ma la giusta posizione di alcuni punti critici dell'oggetto sui piani in cui abbiamo scomposto lo spazio rappresentato. Qui entra in gioco la relatività della terza dimensione, quindi la capacità dell'artista va ben oltre la semplice manualità, sia  se vuole rappresentare fedelmente la realtà ma  soprattutto se vuole andare oltre l'iperrealismo, approdando con il suo genio sull'antimondo dei paradossi …