SIlvia Scarpellini

Storia

La Storia dello “sbalzo”

 

La tecnica dello sbalzo è di remota origine ed identifica  la lavorazione dei metalli (principalmente preziosi come oro e argento, ma anche rame, stagno, ferro) ridotti in lastre sottili, su cui la figurazione viene fatta risaltare in rilievo.

Si potevano così decorare oggetti di piccole dimensioni, ma anche realizzare sculture monumentali, nel qual caso occorreva però modellare più lamine, poi giustapposte insieme. Quest´ultimo metodo, già in uso in Asia anteriore ed Egitto, era conosciuto in Grecia col nome di sphyrelàtion (lavorare a martello) e lo troviamo utilizzato anche in Etruria prima del V secolo. La tecnica venne descritta esattamente dal monaco Teofilo nella Schedula di versarum artium.

A partire dal Medio Evo si diffuse l´uso di lavorare a sbalzo anche il cuoio, con un complesso procedimento che trova una testimonianza d´eccezione a Lucca in un cofanetto con scene della passione, proveniente dalle Fiandre e conservato presso il Museo della Cattedrale.
Nella tecnica dello sbalzo le figurazioni vengono eseguite dal retro, appoggiando il metallo su un materiale cedevole come la pece e sbalzandolo secondo il contorno del disegno preventivamente delineato col cesello tracciatore.

Negli esempi più antichi di croci realizzate interamente con questa tecnica le immagini sono ricavate dalla stessa sottile lamina che riveste l´anima lignea dell´oggetto, e interventi di restauro hanno talvolta rivelato all´interno degli sbalzi più sottili un riempimento in pece, evidentemente per consolidare un modellato ai limiti della rottura. Nel prosieguo del tempo lo spessore degli sbalzi si fa più consistente, e le figurazioni non sono più realizzate nella stessa lamina che costituisce i bracci della croce, bensì sbalzate a parte e poi applicate.

Figure più complesse come le statuette del Cristo Crocifisso venivano realizzate in più parti, scegliendo la tecnica più idonea per ciascuna, e poi assemblandole insieme mediante saldatura: dunque il busto e la testa risultano sbalzati da un´unica lamina, mentre sbalzati a parte sono i panneggi del perizoma e la schiena; infine erano fuse gambe e avambracci.
Nell´oreficeria barocca lo sbalzo torna a preferire l´uso di lamine sottili, in adesione anche alle forme ricche di mosse decorazioni vegetali e di volute.